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L’ennesima fine del mondo

 

Non si vede ancora la luce in fondo al tunnel in Ucraina che salta fuori un’altra guerra.

Dopo tanto tempo passato dall’ultimo approfondimento che ho scritto, quale migliore occasione per riprendere in mano una sana, e spero gradita, abitudine.

E che guerra! Israele e Stati Uniti contrapposti al nemico di sempre: quell’Iran minaccia latente che finora era rimasta tale. O meglio, palesatasi a giugno 2025 ma subito, temporaneamente, rientrata.

Oggi 11 marzo è il compleanno della pandemia da Covid-19: fu esattamente 6 anni fa che l’OMS dichiarò ufficialmente che tutto il mondo era sotto attacco. Un attacco avanzato da un nemico invisibile. Nemico che sembrava minacciare, come in un film apocalittico, la sopravvivenza stessa del genere umano.

Da allora, oltre a questa “fine del mondo” ne abbiamo avute almeno altre tre.

Nel febbraio 2022 la Russia invade l’Ucraina, a due passi dall’occidente più Occidente, in pieno Vecchio Continente. Conflitto che sembrava dover portare in prima linea tanti paesi non più abituati da decenni ad usare le armi. Paesi tipo l’Italia. Per fortuna sembrava solamente.

Un anno e mezzo dopo, con i fatti del 7 ottobre 2023, riemerge in tutta la sua drammaticità il conflitto israelo-palestinese, infiammato da un tristemente spettacolare “attacco su parapendio”, ed alimentato da una brutale reazione nei confronti di un popolo che si trova a passare di lì da qualche millennio. Qualcuno pensava che viste le violenze perpetrate dalle parti, si sarebbe arrivati ad un livello del conflitto più ampio e con un affollamento maggiore di attori sulla scena. Cosa che fortunatamente non è avvenuta, limitando i danni alla desolazione portata nella vita dei palestinesi, già abituati.

Ora a marzo 2026 l’attacco alla Repubblica Islamica, pronta secondo alcuni a mettere a punto quell’arsenale atomico in grado di minacciare Israele e con lui l’intero Occidente. Quello stato che da decenni vede negli Stati Uniti ed Israele il male assoluto. I quali educatamente ricambiano. Anche in questa occasione a fronte delle peggiori paure, per ora, l’evoluzione del conflitto sembra rientrare nell’alveo delle guerre accettabili, se ne esistono davvero di questo tipo.

Tre “fine del mondo” in soli sei anni.

Senza considerare alcuni eventi minori come:

-          Le uscite in barca di Xi intorno a Taiwan, che potevano e potrebbero in futuro portare alla Terza Guerra mondiale, ed alla fine del mondo;

-          I dazi di Trump al 10%, poi 60%, poi niente, poi forse 1.000% e per ora bloccati dalla Corte Suprema, che potevano azzoppare il commercio mondiale e portarci alla fine del mondo (per come lo conosciamo);

-          L’arresto del narcotrafficante Maduro, che doveva portare alla rivolta del Venezuela, e forse sull’orlo di un conflitto regionale di vasta portata. Timore durato poche ore, se non minuti.

Davvero una bella (brutta) media, che andrà ad intasare i libri di storia dei nostri figli e nipoti.

Però per quanto riguarda i mercati finanziari, ciò che occupa la quasi totalità delle mie giornate e delle mie energie, sarò in controtendenza ma non vedo cataclismi all’orizzonte. A patto di farsi guidare dal buon senso.

Non è un incauto modo di sottovalutare le criticità sparse nel mondo, quanto la constatazione che tutti questi eventi, al netto delle tragedie che portano nella vita (a volte purtroppo con la morte) delle persone coinvolte in prima persona vengono digeriti dai mercati. A mio avviso oggi più rapidamente rispetto a 20 o 30 anni fa.

E portando cambiamenti che si sarebbero verificati comunque. Magari in assenza di questi eventi catalizzatori si sarebbero semplicemente realizzati solo con minor velocità e maggior prevedibilità.

Paradossale è che se devo pensare all’evento che più mi ha “infastidito” è stato quello meno cruento: i dazi di Trump. Che hanno trascinato il rapporto Euro / Dollaro da 1,03 di gennaio 2025 a 1,16 di questi giorni.

Piccolo e gestibile fastidio. Grazie proprio a quel buon senso di cui sopra.

Finché non arriverà la prossima fine del mondo.

 

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